C’era 100 volte Astor – Alessandro Cerino, 29 agosto 2021

By La Redazione|2 Settembre 2021|Senza categoria|0 comments

 

 

In occasione del centenario della nascita del grande Astor Piazzolla, straordinario musicista e padre del Nuevo tango, l’Orchestra Sinfonica di Milano propone “C’era 100 volte Astor”; un’occasione per ritornare alla musica del grande Piazzolla, alla cui scoperta ci conduce il M° Alessandro Cerino – ideatore del progetto – insieme alla voce di Daniela Panetta e alla batteria di Tony Arco nella splendida cornice del Castello Sforzesco di Milano.

PROGRAMMA

Alessandro Cerino, Astor for ever

Astor Piazzolla, Solitude – Los Pajaros perdidos – Escolaso – Escualo

Ave Maria-El Infierno tan temido – Libertango – Oblivion

Alessandro Cerino Liberthanks

 

 

Castello Sforzesco 29 agosto 2021


Diremo che le aspettative di chi avrebbe voluto riascoltare la musica di Astor Piazzolla sono state almeno in parte disattese. Quel che in locandina non viene chiaramente annunciato sono la rivisitazione e l’arrangiamento operati dal M° Alessandro Cerino alle partiture originarie. Ammesso e concesso (o non concesso, che dir si voglia) che come dice Cerino, dopo cento anni, sia lecito metter mano e pesantemente al lavoro di chi non essendo presente non potrà esprimere approvazione o diniego, resta pur sempre l’amaro in bocca per aver ascoltato qualcosa di diverso da quanto ci si aspettava.

Astor Piazzolla

Ciò detto, dopo esserci molto interessati e più volte dall’inizio dell’anno (il centesimo dalla nascita) all’opera di Piazzolla, va anche ricordato che fu egli stesso vittima dei puristi del genere che lo processarono e condannarono al pari di un eretico dinnanzi all’inquisizione per aver dissacrato il tango, Musica da Ballo. Il nuevo tango di Piazzolla impiegò decenni perché venisse finalmente e comunemente accettato, quindi rappresentato in patria, l’Argentina. Solo da quel momento in poi il nuevo tango sarebbe diventato musica da poter ascoltare anche restando seduti a teatro.

Auguriamoci che le innovazioni apportate da Cerino a quelle già prodotte da Piazzolla si trovino un giorno a seguire lo stesso destino di chi lo ha preceduto. Allora si dirà che galeotta fu la forte spinta verso un genere musicale che almeno apparentemente poco ci azzecca anche con il non più solo ballabile dell’autore argentino: il jazz. Una spinta trascinante, talvolta interessante, a volte persino aggraziata (penso alla rivisitazione di Oblivion), a volte oltremodo caotica da rendere quasi irriconoscibile la melodia originale, altre volte confinante con il tema musicale cinematografico. Cerino è senz’altro un cultore del compositore argentino sul quale ha scritto e pubblicato ben otto volumi, che si è guadagnato il permesso per gli arrangiamenti da parte dell’editore Curci (presente in platea), ed è soprattutto un esecutore molto più che virtuoso. Anche se i presupposti non sono stati dei migliori, quello cui ci si è poi trovati davanti è in tutto e per tutto un artista intenso, emozionante.

Un visionario che è ben riuscito, malgrado le aspettative disattese, a trascinare persino i più ritrosi dentro alla sua personale visione. Lo ha fatto con la sua carica emozionale, con il suo modo di porsi e di proporre l’incontro tra la sua arte ed un pubblico, quello milanese, che non è notoriamente caldissimo, ma che ha molto apprezzato contribuendo con incontenibili applausi a scena aperta. Avviene in particolar modo durante gli assoli in cui il fiato immesso nei personalissimi strumenti diviene voce, una voce suadente, calda e sublime che accarezza l’anima.

Della solista, Daniela Panetta, cantante e autrice dei testi aggiunti ai brani Escolaso e El Infierno tan temido, possiamo dire solo brava!

L’assolo introduttivo del batterista Tony Arco operato su Libertango è l’occasione perfetta per metterne in evidenza lo straordinario talento.

Un plauso senza riserva alcuna va all’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi che ha messo in campo, oltre ad un eccellente organico, la plasticità necessaria per superare indenne il difficile passaggio dal repertorio classico a quello moderno, non soltanto riuscendo a mantenere un elevato standard qualitativo, ma costituendo di fatto un valore aggiunto.

Discutibile la cura dell’apparato tecnologico: infastidisce l’amplificazione eccessiva, in particolar modo per chi si fosse trovato a poche file dall’altoparlante, forse troppo usurato o soltanto di pessima qualità; i problemi con il mixer che forse per carenze nella microfonazione restituiscono in più occasioni un balance approssimativo, tale da rendere difficile la distinzione tra gli strumenti.

I controlli all’ingresso cui ci si è dovuti presentare con green-pass e documento di identità non hanno destato particolare fastidio. La suggestiva cornice Sforzesca esercita come sempre il suggestivo fascino della Milano da bere, gloriosa meta di eventi e di divertimento spensierato.

Pubblico numeroso e ampiamente soddisfatto, così come ha dimostrato con lunghi e ritmati applausi alla ribalta finale e richiesta di bis soddisfatta dalla generosità degli artisti.

Roberto Cucchi

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